Leggere per comunicare, leggere per vivere – il mio articolo su Libricity Group

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La comunicazione, elemento essenziale di qualsivoglia società, è legata in modo imprescindibile al punto cardine su cui grava la sopravvivenza di ogni specie vivente: l’esigenza di interagire. Esigenza che si accentua e si evolve nella complessità della figura umana, che, evidentemente non appagata dal proprio linguaggio multiforme, continua a elaborare mezzi sempre più laboriosi e dalle sfaccettate interpretazioni, innalzando così l’asticella nel grado di difficoltà. Per quanto ogni campo creativo ben si presti a tali scopi, è innegabile che la forma scritta si ritagli un posto di prestigio tra le proprie cugine d’arte.

L’invenzione della scrittura rappresenta infatti l’elemento predominante, nell’evoluzione sociale, che ha permesso all’uomo di allargare i propri orizzonti, consentendo a nozioni e idee di propagarsi nello spazio e nel tempo. I libri sono sempre stati il mezzo di conservazione, e al contempo il veicolo, di tutta la conoscenza umana. E un libro, come ogni altro mezzo comunicativo, offre stadi interpretativi che variano in base a ciò che vuole trasmettere, del come, del grado di urgenza, ma soprattutto, del perché: fattore che influenza tutti quelli prima citati.

Benché tale principio trovi la stessa valenza nella persona che scrive quanto in colui che legge (perché, ricordiamolo, la scrittura non è un mezzo unidirezionale), mi limito per ora a fare una distinzione tra due tipologie di lettore: chi legge nella necessità di informarsi, per trovare soluzioni a determinate esigenze, e chi legge per il semplice piacere di farlo. L’appartenenza all’una o all’altra categoria è una pura variabile, determinata di volta in volta dal “perché”, dalle motivazioni che ci spingono a prendere un libro tra le mani. Come per ogni singolo gesto, l’obiettivo per cui si compie un’azione è ciò che determina il modo di approcciarsi e, nell’atto di leggere, le regole non cambiano. Se lo scopo è quello di apprendere, cercare informazioni specifiche, il metodo di lettura richiederà un’attenzione particolare, come la rilettura di determinati passaggi, un’analisi del contenuto, assimilazione e via dicendo; mentre laddove il fine è quello di soddisfare un piacere, l’approccio al testo diviene più superficiale e a prevalere sono creatività, empatia, e tutta la sfera emozionale. Pertanto, a seconda che ci si trovi nell’uno o nell’altro caso, andremo ad attivare differenti zone del cervello e unico elemento comune sarà l’interazione tra scrittore e lettore.

Forse agli occhi di molti la constatazione potrà apparire ovvia. Ma c’è da chiedersi: “Con chi si interagisce realmente? Tutto inizia e finisce nel semplice testo, limitando lo scambio tra chi scrive e chi legge?”

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